Programma Why Stories

Le storie sono ovunque: plasmano il nostro modo di vedere il mondo, alimentano i nostri desideri, influenzano le nostre decisioni e i nostri comportamenti. In questo contesto, raccontare è diventato una questione culturale, sociale e politica. Why Stories è un laboratorio di ricerca e creazione interamente dedicato alle arti della narrazione. Accompagna chi desidera fare del racconto uno strumento di creazione, riflessione e azione. Il suo obiettivo è semplice: dare a tutti e tutte gli strumenti per raccontare il mondo con precisione, complessità e immaginazione.

Questo programma intensivo di tre mesi si fonda su una metodologia che intreccia arti, scienze umane e pratiche narrative contemporanee. Offre gli strumenti per leggere il mondo attraverso i racconti che lo plasmano e per immaginarne di nuovi. Poiché raccontare è un atto che coinvolge il nostro modo di vivere insieme, Why Stories considera la narrazione un bene comune: rendendo gli strumenti del racconto accessibili al maggior numero possibile di persone, contribuisce a far emergere narrazioni che ampliano il campo del possibile, alimentano il dibattito democratico e trasformano il nostro modo di comprendere, pensare e agire nel mondo.

Teatro e Gestalt

ll teatro è uno strumento antico: lungi dall’essere un semplice spazio di rappresentazione, il teatro può essere vissuto anche come un laboratorio in cui sperimentare altre forme dell’agire. Non uno spazio del «far finta», ma un luogo di esperienza e di verità. Un luogo in cui l’essere umano può ravvivare l’enigma dell’essere un corpo vivente, al confine tra il visibile e l’invisibile. In dialogo con la gestalt terapeuta Marie José de Aguair, esploreremo insieme questa forma di intelligenza che potremmo chiamare organicità. Coltivando la presenza a sé stessi, all’altro e all’ambiente, porteremo attenzione a ciò che emerge nell’istante, alla frontiera del contatto.

Quando un essere umano si connette alla corrente organica, il suo atteggiamento cambia. Non è più la mente a dirigere e il corpo a obbedire: sensazione, consapevolezza e azione ritrovano la loro continuità. L’attore – cioè l’essere umano in azione – è spesso il primo a stupirsene: sono io, e allo stesso tempo è qualcos’altro. Fa esperienza dell’essere pienamente sé stesso pur essendo aperto all’altro. Attraverso una ricerca sul corpo, sulla voce e sulla relazione, questi laboratori sono un invito a sviluppare la propria attenzione e a lasciarsi trasformare dall’esperienza.

Il rumore e il signale

Lo stato attuale del mondo richiede una revisione profonda del nostro modo di agire. Allo stesso tempo, la sovrabbondanza di informazioni genera un forte senso di incertezza: da dove proviene il rumore? Come riconoscere i segnali che hanno davvero valore? Siamo capaci di agire di conseguenza e di governare le trasformazioni in corso? Proiettarsi oltre il presente, saturo e rumoroso, è un’esigenza naturale, ma l’orizzonte sembra allontanarsi man mano che il presente si fa più denso. Non si tratta più tanto di prevedere il futuro, quanto di sviluppare la capacità di leggerlo mentre prende forma.

Ekimetrics risponde a questa esigenza utilizzando algoritmi per raccogliere milioni di dati, nel tentativo di identificare i segnali nel flusso. Da marzo a novembre 2019, Nour Awada e Luca Giacomoni hanno condotto uno studio immersivo che prevedeva interviste personali a tredici data scientist e workshop settimanali incentrati su una questione chiave: quando si tratta di interpretare i dati del passato, quali informazioni sono preziose e quali non sono importanti? In altre parole, come si fa a distinguere con chiarezza il rumore dal segnale?

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