Nel 2020, durante la pandemia, il teatro è stato definito «attività non essenziale». In Francia, in Europa e in molte altre parti del mondo, i governi hanno condiviso questa posizione: non essenziale. La domanda è legittima: l’atto teatrale è ancora necessario per la costruzione di una società aperta e democratica? Oppure noi, artisti drammatici, stiamo svolgendo il ruolo dei musicisti che intrattengono i passeggeri della prima classe mentre la nave affonda?
Un modo per rispondere sarebbe decostruire il dispositivo teatrale, mettendolo di fronte ai suoi limiti e alle sue responsabilità. Andare alle radici di questo rito laico e collocarlo — senza artifici, senza macchinari — là dove si gioca il futuro del vivere insieme. Confrontarlo con la brutalità del reale, spogliandolo del comfort di una sala teatrale, e riscoprire il valore del «politico» nel senso greco del termine: ciò che ci lega gli uni agli altri. In questo senso, Il gesto di Antigone è un processo di ricerca sulla possibilità di «fare società» — al di là di lingue, identità e confini — attraverso gli strumenti semplici dell’atto teatrale.
Da questa ricerca nascerà una creazione teatrale ispirata ad Antigone di Sofocle, che sarà presentata in Francia nell’autunno 2026. Un documentario accompagnerà lo spettacolo, raccontando il processo dalle prove a Parigi fino ai luoghi che hanno nutrito la riflessione artistica. Coprodotto dal regista Luca Giacomoni e dalla regista Gabrielle Lubtchansky, permetterà di seguire la nascita di un gesto teatrale — uno spazio comune in cui corpo, voce e respiro inventano nuove forme di relazione con l’altro.
Oggi Il gesto di Antigone ha bisogno di un gesto collettivo per continuare a esistere: sostenete il progetto facendo una donazione.